lunedì 9 gennaio 2012

BASSO VICENTINO: DAL CASO DESPAR AL CASO VALDASTICO SUD



Dal caso Despar al caso Valdastico sulla bassa vicentina aleggiano le nubi di una speculazione immobiliare massiva e dello smaltimento illecito dei rifiuti. E mentre i grandi media e i grandi partiti tacciono delle possibili liason tra le due vicende fra i comitati locali si insinua la paura di infiltrazioni mafiose

Dapprima Facebook. Poi il blog dei "cugini" No Pedemontana. Poi ancora Vicenzatoday.com. E ancora Nuovavicenza.it e poi Vicenzapiu.com: insomma un po' tutti, fino al servizio del GdV di fine dicembre. Il caso del possibile inquinamento su vasta scala al di sotto del sedime della Valdastico Sud dopo settimane di stand by comincia a far breccia sui media locali, mentre la politica, con qualche eccezione al momento tace.

Eppure le notizie di questi giorni parlano da sole. Così le ansie dei residenti crescono anche perché le polemiche sulla nuova autostrada si stanno saldando a quelle che riguardano il maxi centro logistico previsto a Longare dalla Despar: il tutto mentre sullo sfondo si staglia lo spettro della mafia.
Il timore. «La Valdastico Sud come un'enorme discarica di rifiuti tossici, scarti di fonderie con al loro interno percentuali di metalli sopra la norma, una distesa di terra e sassi grigio scuro nascosta sotto un sottile strato di terriccio e pronta per essere asfaltata. Il terribile sospetto, che potrebbe coinvolgere tutti i 54 chilometri dell'arteria in fase di completamento che unisce Vicenza Est con Badia Polesine attraversando la bassa vicentina, padovana e rodigina, è stato sollevato dal "Comitato difesa ambiente salute Valdastico Sud". Ed è suffragato da decine e decine di fotografie scattate nel 2010 all'interno del cantiere, e soprattutto dall'analisi dei materiali effettuata da un laboratorio privato, analisi che sembrano confermare la presenza di metalli in quantità ben oltre la norma». Usa queste parole Giulio Todescan su Nuovavicenza.it del 22 dicembre 2011.
Le liason con Nìcoli Cristiani. Il magazine on-line vicentino però riporta altri timori emersi in passato fra i residenti della bassa vicentina (e puntualmente finiti su Facebook e sul blog dei No Spv). Fra i quali timori fa capolino quello di un collegamento con gli affari poco puliti che in Lombardia avrebbero accompagnato la realizzazione di un'altra grande infrastruttura: «... la presenza nel cantiere della ditta di costruzioni Impresa Locatelli spa di Grumello di Monte (Bergamo), coinvolta recentemente nell'indagine della procura di Brescia che ha portato all'arresto dell'imprenditore Pierluca Locatelli, con l'accusa di aver sotterrato scarti di fonderia non trattati sotto i cantieri della BreBeMi (l'autostrada Brescia-Bergamo-Milano). Il 30 novembre i carabinieri hanno infatti sequestrato due cantieri della BreBeMi, uno a Fara Olivana con Sola e uno a Cassano d'Adda. Nella stessa inchiesta è stato colpito da ordinanza di custodia cautelare il vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia, Franco Nicoli Cristiani del Pdl». La vicenda è arcinota e ha fatto il giro dei media nazionali.
Epperò le foto dei cantieri della Valdastico Sud costellate di quelli che sembrano scarti di fonderia con le ruspe della Locatelli (nella foto) a far da parterre sono un altro fatto noto. I residenti al momento fanno fatica a parlare; hanno paura di esporsi ma spiegano che l'autorità giudiziaria è stata allertata e che probabilmente una o più procure hanno deciso di vederci chiaro. Vero? Falso? Sui media veneti al momento le notizie mancano. Ma tra gli abitanti della bassa si è diffuso il timore che quei residui ferrosi non trattati provengano da fonderie di tutto il centro-nord, in primis dagli impianti siderurgici del Vicentino. A ciò vanno aggiunti i dati pubblicati da Nuovavicenza.it dai quali si evince che secondo «analisi realizzate il 7 ottobre 2010 da un laboratorio privato, su un campione prelevato dai membri del comitato in località Lovolo di Albettone... I cianuri presenti nel campione risultano superiori ai limiti di legge di 20 microgrammi per litro (µg/L), quando il limite è fissato a 50 µg/L. L'arsenico, il cui valore massimo è ancora di 50 µg/L, sfora di 35 microgrammi. Alle stelle anche il piombo: 30 µg sopra il limite di legge di 50 µg/L. In misura minore sforano anche il nichel (di 2 µg/L), il cobalto (di 4,70 µg/L), il cadmio (di 2 µg/L), il cromo totale (di 4,70 µg/L), il selenio (di 8 µg/L), il mercurio (di 0,3 µg/L) e l'amianto (di 5 mg/L)».
L'affaire Despar. Ed è in questo contesto che va letta, quantomeno in filigrana, la vicenda della maxi struttura (450.000 metri quadri è la superficie di piano) che la Despar vorrebbe aprire a Longare a ridosso del costruendo casello della Valdastico Sud su un terreno di Silvia Zini, imprenditrice agricola legata al mondo della concia della Valchiampo. Il progetto è visto come il fumo negli occhi dal comitato locale dei "Casoni" che ha il suo fulcro proprio a Longare, ma che considerando gli altri comuni interessati nel comprensorio sorpassa di molto i 1.500 sostenitori. Una massa critica ben organizzata sul territorio che da mesi sta facendo sentire la propria voce. «Non capiamo - sottolinea il portavoce Vincenzo Campanaro - che cosa ci sia dietro una colata di cemento che si spalmerà su 225.000 metri quadri coperti per una trentina di metri di altezza. E soprattutto non capiamo perché si debba martoriare così una campagna ancor ricca seppur duramente provata dalla Valdastico Sud. Il nostro territorio sarà interessato da massicce speculazioni immobiliari?».
Le ombre e le ansie. Sicché le eco del caso Valdastico Sud, dopo aver fatto pochi chilometri, sono giunte sino a Longare. I residenti temono per ciò che potrebbe finire sotto lo svincolo e ciò che potrebbe finire sotto il cantiere Despar. Da mesi si parla di un andirivieni di strani personaggi, di camion, di gente che in paese non s'era mai vista: e a Longare la tensione è salita quando il 9 dicembre 2011 il magazine campano La Voce delle Voci ha pubblicato sul suo portale un lungo approfondimento di Alessandro De Pascale. Il titolo parla da solo: «Si scrive Despar. Si legge Mafia?». L'inchiesta non punta i riflettori su questioni vicentine, ma il quadro descritto pesa come un macigno: «La catena di supermercati Despar puzza di mafia. A dirlo è la Direzione nazionale antimafia che da anni indaga sul colosso della grande distribuzione e sugli interessi delle cosche nell'intero settore agroalimentare. Dietro la Despar, secondo gli inquirenti, potrebbe addirittura esserci l'attuale capo di Cosa Nostra, nonché il quinto latitante più ricercato al mondo e superboss di Trapani, Matteo Messina Denaro. Lo scorso 10 maggio, durante una vasta operazione della Dia di Roma e della squadra mobile di Caserta, vengono arrestate 68 persone. Secondo il giudice per le indagini preliminari, Marzia Castaldi, lungo la Penisola c'é un asse criminale tra la camorra del clan dei Casalesi e la mafia trapanese». E De Pascale va oltre riferendo nel dettaglio le parole del Gip secondo il quale questo sodalizio criminale imporrebbe «il monopolio dei trasporti su gomma ai commercianti che operano nel settore dei prodotti ortofrutticoli, con la conseguente lievitazione dei prezzi».
Vecchie conoscenze. Frattanto tra le pieghe della vicenda Longare spuntano due nomi ben noti a Vicenza perché al centro di polemiche politiche ed amministrative al vetriolo durante le due consiliature rette dal centrodestra (1998-2003 e 2003-2008). Si tratta dell'architetto Franco Zanella, ex direttore dell'urbanistica del capoluogo e della collega Lorella Bressanello, ex potentissimo, nonché chiacchieratissimo, direttore del dipartimento territorio della città del Palladio e moglie dell'ex sindaco berico: il forzista Enrico Hüllweck, uomo vicino all'eurodeputato del Pdl Lia Sartori, nonché già capo della segreteria particolare dell'ex ministro ai beni culturali Sandro Bondi, sempre del Pdl. Proprio il duo Zanella Bressanello, secondo Campanaro, è stato incaricato di redigere un piano di fattibilità del parco «ecoindustriale» intercomunale di Castegnero, Montegaldella e Nanto che vede Longare come capofila de facto proprio perché l'area Despar rientra interamente sul suo suolo.

Di Marco Milioni, da VicenzaPiù n. 226 del 5 gennaio.

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